Ogni tanto arriva in visita una persona che mi dice di avere le occhiaie peggiorate dopo un trattamento fatto per migliorarle. Quasi sempre, guardandola, non sto guardando un’occhiaia. Sto guardando un riflesso bluastro che ha un nome preciso: effetto Tyndall.
Che cos’è l’effetto Tyndall
È un fenomeno ottico, non una reazione del corpo. Quando una sostanza trasparente viene collocata troppo vicino alla superficie della pelle, disperde la luce in modo selettivo: le lunghezze d’onda corte, cioè il blu, vengono riflesse più delle altre. Il risultato è quella trasparenza azzurrina che si nota soprattutto dove la pelle è più sottile.
Nel volto la zona più esposta è quella perioculare, dove lo spessore cutaneo è minimo. È lì che un acido ialuronico posizionato in un piano troppo superficiale diventa visibile come colore, non come volume.
Il blu non è un’occhiaia
Vale la pena distinguere, perché le due cose si somigliano solo a prima vista e si correggono in modi opposti. L’occhiaia classica è un fatto di trasparenza dei tessuti: la pelle si assottiglia e lascia intravedere il colore scuro del muscolo sottostante. L’effetto Tyndall, invece, è materiale che c’è e che riflette la luce nel modo sbagliato.
Nel primo caso manca qualcosa. Nel secondo ce n’è troppo, o è nel posto sbagliato. Aggiungere prodotto a un effetto Tyndall lo peggiora.
Quando il gonfiore compare lontano dal punto trattato
C’è un secondo aspetto, meno noto e più difficile da spiegare a chi lo vive. Per anni abbiamo considerato l’acido ialuronico completamente riassorbibile: passati i mesi previsti, il prodotto non c’è più. L’esperienza degli ultimi anni ha reso il quadro più sfumato, e riguarda in particolare la componente reticolata — quella che serve a rendere il risultato duraturo, e che proprio per questo si degrada più lentamente.
Quando quel materiale resta, non sempre resta dove è stato collocato. Mi capita di vedere gonfiori nella zona sotto gli occhi in persone il cui trattamento era stato eseguito all’angolo della mandibola. È una delle ragioni per cui, in una prima visita, chiedo sempre la storia completa dei trattamenti ricevuti: senza quella, un gonfiore perioculare si legge come un problema locale e si tratta come tale.
Perché la quantità conta più del prodotto
Nessuna di queste è una ragione per rinunciare alla medicina estetica: la pratico, e continua a essere una parte importante del mio lavoro. Sono ragioni per praticarla con misura. La quantità minima che ottiene il risultato, collocata nel piano corretto, con l’indicazione posta prima del trattamento e non dopo — è lo stesso criterio di cui parlo a proposito dell’uso misurato della medicina estetica.
Un volto trattato bene non si nota. Si nota quando qualcosa è in eccesso, ed è per questo che i pazienti descrivono il problema con una frase che sento continuamente: non voglio un viso gonfio.
Domande frequenti
L’effetto Tyndall se ne va da solo?
Dipende da quanto materiale è presente e da quanto in superficie si trova. In alcuni casi si attenua man mano che il prodotto si riduce; in altri resta visibile ben oltre la durata attesa del trattamento. È una valutazione che si fa guardando la persona, non sulla base del tempo trascorso.
Si può correggere?
Esiste un enzima in grado di degradare l’acido ialuronico e si utilizza proprio in queste situazioni. Non è però una gomma da cancellare: agisce su quantità e sedi che vanno valutate caso per caso, e richiede una visita medica prima di qualunque decisione.
Come si previene?
Scegliendo il piano di iniezione corretto per la zona e restando su quantità misurate, soprattutto nella regione perioculare dove la pelle è più sottile. La prevenzione, qui, è quasi tutta nell’indicazione: capire prima se quella persona ha davvero bisogno di volume in quel punto.
Il materiale residuo può complicare un intervento chirurgico?
Può rendere necessaria una valutazione più accurata, perché i tessuti trattati possono presentarsi diversi da quelli non trattati. Per questo la storia dei trattamenti ricevuti fa parte a pieno titolo della visita chirurgica.
Se stai valutando un trattamento con filler del viso, la domanda utile da porre non è quale prodotto verrà usato, ma quanto e in quale piano.
