Come correggere i difetti con la medicina estetica | Consigli di un chirurgo plastico

La medicina estetica è uno strumento potente quando la si usa con competenza e misura. Tossina botulinica, acido ialuronico, biorivitalizzazione e trattamenti mini-invasivi danno buoni risultati senza bisogno di eccedere. Il criterio che seguo è sempre lo stesso: ottenere il massimo con il minimo. Negli ultimi anni, però, una cosa è cambiata — e riguarda proprio i filler.

«Riassorbibile» non vuol dire sempre «scomparso»

I filler in commercio non sono tutti uguali. L’acido ialuronico esiste in molte declinazioni, con reticolazioni e densità diverse; accanto a questo si usano l’idrossiapatite di calcio e, più di recente, l’acido polilattico. Ognuno ha un comportamento suo nel tempo.

Per anni abbiamo considerato il riassorbimento un fatto acquisito: passati i mesi previsti, il prodotto non c’è più. L’esperienza clinica degli ultimi anni ha reso il quadro più sfumato. In una parte dei casi il materiale resta nei tessuti oltre la finestra attesa, e quanto ne resta dipende dal prodotto, dal volume iniettato, dal piano in cui è stato collocato e dalla persona che lo ha ricevuto.


Perché questo conta per chi valuta la chirurgia

La conseguenza non è estetica, è anatomica. Un residuo di materiale modifica i piani del volto: i tessuti diventano meno mobili, in alcuni punti fibrotici, e i piani di dissezione non sono più quelli che ci si aspetterebbe.

Chi opera sul piano profondo lo nota. Il lifting deep plane funziona perché riposiziona strutture che scorrono l’una sull’altra secondo un’anatomia prevedibile: dove quell’anatomia è stata alterata, ottenere lo stesso risultato naturale richiede più lavoro e più cautela. È una delle ragioni per cui, in una prima visita, chiedo sempre la storia completa dei trattamenti ricevuti — anche quelli considerati banali.

Il criterio della misura

Non è un argomento contro la medicina estetica: la pratico e continua a essere una parte importante del mio lavoro. È un argomento a favore della misura. La quantità minima che ottiene il risultato, collocata nel piano corretto, con l’indicazione posta prima del trattamento e non a posteriori.

Usare poco non è fare meno. È conservare le opzioni, comprese quelle che si sceglieranno fra dieci anni.

Domande frequenti

I filler riassorbibili si eliminano sempre del tutto?

Non sempre. La maggior parte del prodotto viene metabolizzata nei tempi previsti, ma in una parte dei casi una quota di materiale resta nei tessuti oltre la finestra attesa. Dipende dal tipo di filler, dalla quantità, dalla profondità di iniezione e dalla risposta individuale.

Aver fatto filler impedisce di fare un lifting?

No. Rende però necessaria una valutazione più accurata, perché i tessuti trattati possono presentarsi diversi da quelli non trattati. Per questo la storia dei trattamenti ricevuti fa parte della visita chirurgica.

Come si capisce se c’è ancora filler nei tessuti?

Il primo strumento è l’anamnesi: quali prodotti, quante volte, in quali sedi. Alla valutazione clinica si può affiancare, in casi selezionati, un’ecografia dei tessuti molli ad alta frequenza, che consente di individuare depositi di materiale non più attesi.

Questo è il primo di due contenuti dedicati all’argomento: nel secondo entro nel merito di che cosa comporta, in sala operatoria, operare tessuti già trattati. Nel frattempo, sul trattamento con filler del viso trovi la pagina dedicata.